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Il monologo di Montgomery Brogan, protagonista de La 25ª ora, è stato il mio punto di partenza e ispirazione per le illustrazioni di veNYCe. Le parole forti e feroci recitate davanti allo specchio per me, non sono altro che un gesto d’amore per New York, la sua amata città.

Io come Monty Brogan per la mia Venezia

La 25ª ora è un film pensato e scritto come un documentario su New York realizzato con inquadrature spigolose e disilluse. Gli occhi sono quelli di Monty Brogan (Edward Norton), condannato per spaccio, che vagabonda per la città nel suo ultimo giorno di libertà, prima di dover scontare sette anni in prigione. In questo girovagare per la città, in compagnia dei suoi due più cari amici e della sua ragazza, Brogan riconsidera la sua vita fino a quel giorno.

In queste ultime ventiquattr’ore, è alla ricerca di risposte alle molte domande che gli passano per la testa: chi è stato a tradirlo? Perché non ha studiato legge all’università? Perché non ha mollato tutto sei mesi prima, riciclando i soldi guadagnati in qualche investimento? Cosa ne sarà di lui in galera?

Dal particolare all’universale, le risposte passano da una dichiarazione d’amore senza confini per New York, ad una considerazione sulla vita e le occasioni di riscatto.

L’ora più bella del film è l’ultima, la venticinquesima per l’appunto: quella che precede la discesa all’inferno di Brogan.

Quello che è ritenuto il capolavoro di Spike Lee, si rivolge a tutti coloro che hanno avuto una 25ª ora, un addio, un lutto, una separazione e soprattutto a chi ha osato sognare la venticinquesima: il punto più alto di una vita mancata.

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