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La vera New York avrebbe dovuto avere ponti e canali come Venezia? L’aspirazione di dieci folli e ricchi architetti americani, agli inizi del Novecento, era proprio questa! Rem Koolhas ci ha raccontato questa pazza idea nella sua opera Delirious New York.

Il filo rosso tra Venezia e New York grazie a Rem Koolhas

Nato come un saggio d’architettura e pubblicato per la prima volta nel 1978, il libro di Rem Koolhas è diventato in pochi anni un vero e proprio best-seller!

Attraverso le parole forti e polemiche dell’architetto olandese, viene documentata la proposta di rinnovamento urbanistico della Grande Mela agli inizi del secolo scorso: un progetto così sfacciato, che per essere realizzato e per sopravvivere, doveva restare ignoto a tutti.

A partire dal 1850 l’incremento della popolazione e delle tecnologie, hanno fatto di Manhattan una sorta di laboratorio di uno stile che l’autore definisce come “cultura della congestione” e di una nuova realtà che vive di costruzioni audaci, ambigue e controversie.

È in questo contesto che sorgono edifici, diventati simbolo ed emblema di un’epoca e della città: quali l’Empire State Building, il Waldorf Astoria, il Rockefeller Center. Lo sviluppo di New York, infatti, veniva ostentato soprattutto attraverso la costruzione di questi numerosissimi grattacieli, rendendoli uno degli elementi caratteristici dello skyline cittadino.

New York è un delirio: la dimensione dell’esistere con tutte le sue valenze e contraddizioni.

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