VeNYCe

venyce

Il progetto è la continuazione dello studio espositivo che nel 2010 ho realizzato per Fondazione Bevilacqua La Masa. E’ uno studio visivo che raccoglie e rielabora ciò che vedo e immagino di Venezia e New York, corpi-simbolo di modernità e post-modernità.

Concept: Lucio Schiavon
Photo: Andy Parker
Philosophy: Bruno Bonisiol, Fabio Bozzato, Andrea Heinrich

VeNYCe è il desiderio di “stare dentro” New York

Non sono mai stato a New York: questo è un lavoro sull’ idea di New York, su come l’immaginario di New York agisce in me.

Un immaginario obeso, cannibale e seducente, frammentato, cinematografico, frastornante e vitale. E’ un’idea di New York costruita partendo da ciò che conosco di Venezia. Una forma di esotismo o, per dirla con Edward Said, una forma di orientalismo, ma alla rovescia.

Non posso partire che da Venezia, mia città natale, tra amore e odio. Ho cercato di avvicinarla, sovrapporla, colluderla, spingerla contro la mia idea di New York. Pur generate in epoche diverse lungo la linea della Storia, nonostante siano città così singolari e inconfondibili, si sono entrambe evolute in qualcosa di prossimo. Una similitudine che stupisce chiunque.

Il lavoro che propongo ha l’ambizione di costituire uno studio analitico, geografico e onirico su ciò che potrebbe essere ma non è.
New York vive la gentrificazione, l’imborghesimento dei quartieri urbani.
In poco tempo aree dove nessuno avrebbe mai pensato di vivere diventano incredibilmente attraenti per le classi agiate, la cui maggiore disponibilità economica stravolge le caratteristiche di un quartiere abituato a uno scarso flusso di denaro. La dinamica di questo processo si ripete in ogni metropoli, Venezia non ne è esente.
Manhattan è un posto da visitare, gli altri boroughs sono da vivere e tante persone sembrano “costrette” a lasciare il centro per le periferie o borough. Credo sia opportuno utilizzare il termine borough per definire Mestre; di fatto è più popolosa di Venezia, oltretutto possiede una propria storia e dignità come Brooklyn.

Quante sono le connessioni tra Venezia e New York?

La gondola è un taxi

Venezia e New York sono nate nello stesso modo: sembra impossibile per due città così distanti e diverse per età, dimensioni, aspetto e persone, ma è stato proprio così!

 

Venezia e New York: gemelle con 1000 anni di differenza

Sfatiamo subito un mito: Venezia non è una città nata dal nulla e per volere di libere genti.

Ad avviare il processo per cui dalla Venetiae continentale si è andati a creare la nuova Venetia marittima erano stati fattori esterni legati all’invasione longobarda del 569 d.C.: una migrazione di un intero popolo, la cui difesa del territorio divenne motivo per la nascita della città stessa.

Solo in un secondo tempo, si fa risalire la vera e propria nascita della Venezia urbana: quando nel 810 Agnello Partecipazio, il primo doge della Repubblica, decise di trasferire la sede del governo da Malamocco a Rivoalto.

Venezia è stata quindi un’invenzione costruita per ragioni molto concrete e inequivocabili.

E New York? Solo a partire dal 1898 venne formata la moderna città di New York, con la creazione delle cinque contee che oggi costituiscono la municipalità della città: Kings, New York, Bronx, Quens e Richmond.

In questi anni venne accentuato il carattere di centro mondiale per la cultura, l’industria, l’economia e per un certo periodo di tempo, New York divenne la città più popolata del mondo, sorpassando Londra. Questa situazione, però, cambiò drasticamente negli anni ‘20 e ‘30 a causa della coincidenza di due importanti avvenimenti: lo scoppio della prima guerra mondiale e la grande depressione provocata dai crolli delle borse del ‘29.

Venezia e New York, quindi, sembrano avere un qualcosa in comune: entrambe sono state costruite a tavolino dall’uomo ed entrambe sono nate da una necessità ben precisa.

 

Quali sono le differenze?

Venezia è nata come una città all’avanguardia, ma oggi è ancorata al suo passato e si è fermata in una bolla d’aria: non è stata capace di sfruttare al meglio le sue possibilità e ora si ritrova a non avere più storie da raccontare.

New York, d’altra parte, è in continua evoluzione e nella modernità ha trovato la sua risorsa per una narrativa delle persone: sono quest’ultime, infatti, che costruiscono la città.

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